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Dicono di me

Testo critico in occasione della mia mostra all’università eCampus di Roma – giugno 2025

Ariadne Caccavale, critica d'arte 13 giugno 2025

Mostra personale all’università eCAMPUS DI Roma

Giugno 2025

Testo critico della curatrice e storica dell’arte

Dott.ssa Ariadne Caccavale

Sin dall’infanzia Franca Fabrizio padroneggia colori e pennelli, potenti strumenti tramite i quali dar vita alla sua immaginazione. Donna coraggiosa, si dimostra capace ora di essere narratrice onniscente e silente, ora protagonista della tela, con un evidente e indiscutibile trasporto emotivo. Instancabile sperimentatrice, con una primigenia spontaneità impiega simultaneamente olio e acrilico, gesso e oggetti quotidiani, destreggiandosi tra astrazione e figurazione, con pari passione e dedizione tra soggetti dall’indubbio valore simbolico e concettuale. E’ così che i paesaggi valdostani si caricano di un’atmosfera rarefatta, fiabesca, sospesa. Lassù, lontano dal dolore e dal turbamento, la saggezza dello spirito della montagna non smette mai di innescare riflessioni o impartire insegnamenti. Altrettanto interessante la figura equina, tipica del repertorio dell’autrice, come già fu per Aligi Sassu. Mentre per questi il cavallo costituisce prima di tutto pittura, dal momento che il motivo è intrinseco al colore, alla linea curva, agile di movimento, per la Nostra, invece, tale animale rappresenta soprattutto un recesso dell’anima, una esemplificazione del suo Sé interiore. Miracolosamente i pensieri dell’autrice s’involano con uno sfarfallio leggiadro, fino a posarsi sul mezzo di riferimento. Ciò è visibile in particolare nella produzione astratto-informale presentata presso l’Università eCampus di Roma. Errabonda e curiosa del mondo, l’anarchica Franca Fabrizio si diverte a sovvertire il dato prestabilito, attingendo la vis necessaria da quell’energia cosmica con cui, evidentemente, è riuscita ad entrare in connessione, privilegio di pochi eletti. Grazie al suo talento, la pittrice prende parte a diverse fiere e mostre all’estero: Mosca, Parigi, Oslo, Bruxelles, Vienna, Madrid, Lugano, New York, Miami, Londra, Budapest; in Italia, invece, espone a Milano, Roma, Firenze, Torino, Bologna, Palermo, Pavia, Padova, Venezia, Taormina. Tra gli annuari che parlano dell’artista figura l’autorevole “Atlante dell’arte contemporanea” edito da Giunti.

Nelle diverse pubblicazioni anche la catalogazione all’interno del catalogo dell’arte moderna n. 58 e n.59 del gruppo editoriale Cairo.

Honoré de Balzac, padre del Realismo francese, nella titanica opera “la comedie humaine” mette in scena un numero enorme di personaggi, le cui vite si intrecciano attraverso legami più o meno visibili, con o scopo dichiarato di svelare la ragione del movimento della società, che viene individuato nel potere, nel denaro e nell’eros.

Franca Fabrizio sembra restituire quel coacervo, quell’intrico di relazioni del letterato sulla tela, spesso bianca, poiché ogni esistenza è in fieri, da plasmare e colorare, al ritmo delle azioni e reazioni di ognuno dinanzi agli accadimenti contingenti. Affermava Cesare Pavese nella corrispondenza intercorsa con la compagna Bianca e racchiusa ne I dialoghi di leucò: “Bianca, come va il tuo caos vitale? Non riordinarlo troppo, perché allora ti sparirà anche l’interesse alla vita. Tienilo giudiziosamente a mezz’acqua”. La nostra invece non sembra tenere a bada tale disordine, anzi, vi si immerge a fondo, cavalcando la tumultuosità dei suoi pensieri, delle idee. I lavori vengono passati in rassegna come fossero un taccuino di riflessioni. Con una sinestesia raffinata e arguta, Franca Fabrizio traduce il linguaggio scritto in comunicazione pittorica. Materia, oggetti quotidiani e amabili resti sono i mezzi che convoca per dar forma ad una poetica giocosa.

L’artista si posa sugli eventi con quella leggerezza di chi ha compreso che non è necessario affannarsi: i misteri insoluti del mondo, il destino ultimo dell’uomo, l’origine del Cosmo sono temi profondi, rispetto ai quali la Nostra preferisce cogliere la bellezza nei gesti quotidiani per trovare un senso anche nelle situazioni più ordinarie. All’uomo ignaro della sua finitudine, che vorrebbe elevarsi al di là della propria natura, l’autrice risponde inserendo sulle tele matite, monete, perline e materiale vario, elementi tenuti insieme da un filamento di colore, utili a dar voce al quotidiano, a conferirgli una rinnovata dignità. Qui l’arte dispiega la sua forza trasformativa, da esperienza intima diviene comunitaria, come ad esorcizzare i mali del mondo.