Vai al contenuto
News

Presentazione critica di Marta Lock della mia mostra a Parigi nella Galleria Thuillier – marzo 2025

Le visioni geometriche di Franca Fabrizio, tra realtà parallele e interpretazioni surreali dell’osservato

L’eclettismo espressivo appartiene a tutti quei creativi per cui misurarsi con linguaggi diversi e a volte persino contrastanti, equivale a soddisfare l’esigenza sperimentatrice e curiosa appartenente alla loro indole, a quel dinamismo mentale e comportamentale in virtù del quale non potrebbero restare fermi all’interno del medesimo approccio o linguaggio stilistico. Ed è spesso esattamente grazie a questo loro spaziare all’interno delle varie sfaccettature interpretative dell’arte che riescono a dar vita a qualcosa di nuovo, a inedite mescolanze e interazioni di linee guida di movimenti che nel passato erano rimasti decisamente separati gli uni dagli altri. Franca Fabrizio è un’artista fuori dagli schemi, irriverente e a volte anticonformista, personalità la sua che le permette di dar vita a una serie di tele in cui lascia emergere al contempo il mondo irreale del sogno e quello fantastico di una dimensione parallela in cui l’osservatore, così come l’autrice stessa, è chiamato a immergersi per studiarne ogni singolo dettaglio.

I primi decenni del Ventesimo secolo videro il nascere di movimenti pittorici avanguardisti dove tutte le precedenti regole accademiche furono stravolte da un forte desiderio di andare oltre gli schemi prestabiliti, di rompere gli equilibri armonici pur di lasciar emergere visioni inedite più al passo con i tempi che si stavano delineando. Già le teorie della scomposizione del colore e della pennellata che costituirono il punto focale dell’Impressionismo, avevano avviato un irreversibile processo in virtù del quale l’immagine poteva essere suddivisa in piccole parti cromatiche poi associate in modo da rendere una più puntuale idea della realtà, come nella poetica impressionista, oppure ricomposte attraverso una scelta di tonalità distanti dall’osservatore per analizzare un risultato fuori dagli schemi, come nelle indagini visive del Puntinismo.

Fu però l’appena successivo Futurismo ad ampliare notevolmente il tema della frammentazione dell’immagine, scomponendo letteralmente la realtà per infondere nello sguardo del fruitore il senso di movimento e di velocità, ma anche di entusiasmo per il progresso tecnologico e della società, che intendevano sottolineare gli appartenenti alla corrente come Filippo Tommaso Marinetti, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, e che ebbe in Francia un importante rappresentante, Fernand Leger. Sempre in Francia, parallelamente, con un’analisi simile dal punto di vista della scomposizione ma diverso per intenzione di base, nacque il Cubismo, corrente che concentrò invece la sua attenzione sullo studio della suddivisione in parti geometriche per mettere sullo stesso piano vari livelli della realtà, eliminando la terza dimensione e annullando anche la temporalità poiché mostrando ogni aspetto dell’osservato in maniera bidimensionale voleva creare un punto di vista diverso e insolito. Così Pablo Picasso, insieme all’amico e collega Georges Braque esasperarono la geometrizzazione del visibile creando opere in cui la realtà era completamente modificata e stravolta da quell’attitudine a frammentare ossessivamente tutti i dettagli fino a dare una versione sconvolgente ed estrema. Seppur completamente divisi per ideologia e per linee guida molto più orientate a considerare e mettere in risalto la mente e l’inconscio piuttosto che l’analisi scientifica dell’immagine, anche gli autori appartenenti al Surrealismo diedero, in quello stesso periodo, una visione nuova e persino inquietante di una realtà parallela da cui lasciar uscire incubi, angosce e inquietudini, e soprattutto uno sguardo tanto inconsueto quanto quello del Cubismo.

L’artista valdostana Franca Fabrizio, nella sua nuova produzione pittorica, sceglie di misurarsi con i due movimenti appena citati dando vita a un’affascinante mescolanza dove l’uno sembra in continuum dell’altro perché nelle tele l’elemento surrealista entra in maniera quasi prorompente a spezzare l’equilibrio generato dalla dominante geometricità delle ambientazioni a cui la sua fantasia dà vita. La gamma cromatica è insolita, sfugge alle tonalità terrose e in scala del Cubismo più tradizionale, avvicinandosi forse al Cubismo Orfico di Robert e Sonia Delaunay, anche se Franca Fabrizio introduce colori che si coniugano in maniera più incisiva al suo mondo di fantasia, una dimensione quasi fanciullesca dove ogni singolo dettaglio assume un senso indispensabile per la totalità dell’opera; sulla struttura compositiva principale dove le figure geometriche costituiscono la base della tela, vengono però inseriti elementi tipici del Surrealismo come occhi che scrutano verso l’osservatore, animali stilizzati e trasformati in giocattoli e dove misteriose lettere e simboli fluttuano quasi a distrarre l’attenzione dalle immagini principali.

L’universo dell’artista sembra appartenere a un interregno a metà tra memorie di giochi appartenenti a un passato lontano e dove gli animali invitano a un’ulteriore immersione verso la fantasia proprio per la loro forma insolita e il loro guardare con curiosità verso il fruitore, e visioni futuristiche di paesaggi urbani arricchiti dall’estro utopico di Franca Fabrizio che le consente di vedere le cose non per come sono bensì per come potrebbero essere se solo l’individuo riuscisse a credere nell’esistenza di realtà parallele, o mondi quantici, dove tutto avrebbe un senso e un aspetto diversi da quelli conosciuti. Alle tele più cubiste-surrealiste appartiene Omnia relativa dove l’atmosfera è quella delle camerette dei giochi dei bimbi di molti anni fa, quando i soldatini e gli animali di legno erano le uniche possibilità di dare sfogo alla fantasia poiché non c’era ancora stato l’avvento massivo della plastica, e men che meno quello della tecnologia ormai dominante nel mondo infantile attuale; qui gli occhi che pervadono la tela sembrano provenire dal futuro, corrispondente al nostro tempo, e guardano con destabilizzazione e con sorpresa tutto ciò che appartiene a una storia lontana eppure non così tanto remota, apprezzandone la semplicità e l’immediatezza ormai perdute. La relatività di cui Franca Fabrizio accenna nel titolo è pertanto un interrogativo su quanto fosse importante in quei tempi passati raggiungere il progresso e l’evoluzione in cui l’uomo si trova a vivere oggi, ma al contempo su quanto quello stesso progresso abbia allontanato l’essere umano dalla sua vera natura. Giochi parigini invece è un dipinto che introduce in qualche modo i panorami immaginari che poi divengono predominanti di altri lavori di questa selezione; da un lato dunque sono presenti gli elementi geometrici che descrivono le situazioni giocose in primo piano, i due ballerini e i cavalli governati da una giovane amazzone, e su cui Franca Fabrizio imprime tutta la sua positiva vitalità per sottolineare quanto l’esistenza debba essere presa con leggerezza, dall’altro, e nello specifico nella parte bassa della composizione, inserisce la parte surrealista con gli occhi che tutto scrutano un po’ curiosi e un po’ indagatori, e sullo sfondo l’orizzonte urbano di Parigi, invitante e affascinante con la sagoma inconfondibile della Tour Eiffel, su cui dominano cavalli e persone fluttuanti nel cielo rosa, quasi fossero guardiani del benessere e della gioia di vivere della ville lumière. L’opera New York nella mia mente appartiene invece a una fase diversa dove il Cubismo viene ammorbidito, è meno estremo e ingentilito da un Espressionismo che sottolinea l’atmosfera sognante con cui Franca Fabrizio interiorizza il panorama dell’orizzonte della Grande mela; le piccole sfere trasparenti che aleggiano tra il cielo e i palazzi corrispondono ai sogni e alle emozioni provate dall’artista ogni qualvolta il suo pensiero corre verso una metropoli ammaliante, simbolo della modernità e anche delle molte opportunità che offre a chiunque mostri coraggio e determinazione. Dunque la città immaginata dall’artista è di fatto un luogo ideale in cui lasciarsi andare e a cui affidare tutti i desideri, come se quel cielo magico ne fosse il guardiano protettore in attesa che si realizzino proprio tra le vie e i palazzi di quel centro del mondo attuale che è la metropoli statunitense. E infine il lato sognante di Franca Fabrizio si manifesta in maniera più romantica e tenue nella tela Sognando castelli, dove l’elemento geometrico attraverso cui descrive quel paesaggio senza tempo, viene sfumato, attenuato da un approccio delicato in virtù del quale sottolinea l’appartenenza del luogo a un contesto diverso da quello visto finora, qui siamo in un tempo sospeso, in un panorama in cui la natura predomina e dove l’apporto dell’uomo si pone in dialogo con tutto ciò che lo circonda. Lo stile e la gamma cromatica si avvicinano dunque alla suggestione di Giorgio Morandi, sottolineando l’aspetto idilliaco di quella collina sulla cui cima si arrampicano le costruzioni che ricordano un fantasioso castello così come evocato dal titolo.

Franca Fabrizio ha al suo attivo la partecipazione a molte mostre personali e collettive in Italia, Francia, Austria, Belgio, Svizzera, Spagna, Norvegia, ed è stata inserita nell’edizione 2024 dell’Atlante dell’Arte Contemporanea Giunti in partnership con il Metropolitan Museum di New York.

Marta Lock

Franca Fabrizio-contatti

Email: fabriziofranca08@gmail.com

Sito web: www.francafabrizio.com/

Facebook: www.facebook.com/profile.php?id=1587832301

Instagram: www.instagram.com/franca4700_artista/

Video

Presentazione critica