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Articolo sulla mia arte su L’Opinionista

Articolo sulla mia arte su L’Opinionista a cura del critico internazionale Marta Lock

Tra Informale Materico, Surrealismo ed Espressionismo l’eclettismo artistico di Franca Fabrizio

Tra Informale Materico, Surrealismo ed Espressionismo l’eclettismo artistico di Franca Fabrizio

Soffermarsi o appartenere a un solo e unico linguaggio narrativo sembra essere per alcuni artisti una scelta irrealizzabile, soprattutto quando la pittura e la scultura sono vissuti come un modo per sperimentare, per mettersi alla prova, per evolvere e mostrare il lato più intimo di un sé che spesso diviene consapevole della propria profondità solo dopo essersi lasciato andare in modo istintivo e irrazionale nel gesto plastico della creazione. Per questo genere di autori infatti, comporre la propria personalità espressiva corrisponde a permettere all’attitudine all’esplorazione formale di misurarsi con sfide sempre nuove, tentando strade inedite fino a poco prima che diventano non tanto superamento del precedente quanto manifestazione contestuale di un altro lato interiore che affiora verso la consapevolezza. Franca Fabrizio, protagonista della mostra Eclettica presso la Borgo Pio Art Gallery di Roma, esprime proprio questo tipo di personalità artistica.

La trasversalità espressiva costituisce un elemento fondamentale per comprendere le sfaccettature pittoriche di Franca Fabrizio, la quale mostra l’attitudine a misurarsi con linguaggi stilistici differenti che porta avanti in parallelo, come se la sua natura non potesse fare a meno di scegliere di rivelarsi attraverso porte scorrevoli visive in virtù delle quali può mostrare il tipo di emozione, di sensazione o di riflessione che prova nel momento in cui si pone davanti alla tela. Ciò che conta per lei è lasciar parlare l’interiorità che talvolta si sofferma sulla contemplazione dei paesaggi della regione in cui vive e lavora da sempre, la Valle d’Aosta, in altri casi si solleva verso la dimensione onirica avvicinandosi a un Surrealismo che perde ogni accezione inquietante e diventa spunto di approfondimento simbolico della contemporaneità, e poi, nella sua produzione più recente, affronta il mondo Informale che non abbandona gli approcci più figurativi, i quali permangono in maniera soffusa, sfumata, sottintesa, per poi essere enfatizzati oppure filtrati dall’introduzione della materia.

L’Espressionismo è lo stile con cui Franca Fabrizio racconta i panorami, le adorate montagne che ogni giorno vede accanto a sé e che descrive con tutta l’emozionalità che contraddistingue uno stile pittorico che ha segnato letteralmente un giro di boa nella storia dell’arte del periodo a cavallo tra fine Ottocento e inizi Novecento. Pur perdendo l’accezione cromatica più Fauves, dunque optando per una gamma cromatica più attenuata, resta evidente la mancanza di chiaroscuro, di profondità e della prospettiva come tradizionalmente intese, sottolineando l’appartenenza delle sue descrizioni al mondo interiore, quello dove il visibile si lega alla sensazione suscitata a livello profondo. Il tratto espressionista viene mantenuto anche nelle opere che apertamente scelgono di tendere verso il Surrealismo, quasi come se la componente emozionale fosse imprescindibile da quell’apparato onirico che contraddistingue il movimento e che si concretizza con la presenza di cavalli disposti in maniera completamente irrealistica sul contesto della tela, sproporzionati rispetto ai paesaggi a cui appartengono e raffigurati con colori improbabili.

Qui è evidente l’appartenenza al mondo del sogno ma anche del simbolo che si distaccano in maniera netta dagli estremi inquietanti di Salvador Dalì o di Max Ernst e piuttosto esplorano le sfaccettature sognanti ed enigmatiche più vicine a quelle di Paul Delvaux e di Frida Kahlo. Il Surrealismo diviene più simbolico quando Franca Fabrizio affronta le tematiche attuali, quando si interroga sulla direzione della società contemporanea, sulle paure inconfessate dell’individuo quando si relaziona con eventi che non appartengono alla sua sfera d’azione e che può solo subire e osservare, come la costante presenza di occhi posizionati in punti improbabili delle tele suggerisce, analizzandone il senso. Nel caso di questa seconda linea produttiva dunque, l’autrice stimola nell’osservatore uno sforzo di approfondimento, genera un invito all’introspezione e al domandarsi quanto possa sopravvivere l’umanità continuando su una strada che la conduce verso il possedere, verso l’apparire piuttosto che restare legata all’importanza dell’essere.

L’opera Natura e progresso in una società disorientata esprime esattamente questo concetto perché la giungla cittadina descritta da Franca Fabrizio sembra inghiottire letteralmente non solo l’essere umano che appare marginale nei confronti dell’imponenza dei grattacieli, ma anche una natura che da protagonista si trova a essere dissolta e dimenticata in una dimensione dove non trova spazio. Al secondo livello osservativo tuttavia non può non emergere anche il significato storico, poiché la presenza di personaggi appartenenti al passato del territorio americano, quegli indiani letteralmente estromessi dalle proprie terre natie e gli animali con cui convivevano da sempre, e poi la personificazione della Statua della Libertà, collocano la narrazione in quegli Stati Uniti che sono stati il traino di una corsa al progresso con cui oggi si trovano a dover fare i conti perché le cose non sono andate come immaginato. Nella linea pittorica più recente invece, Franca Fabrizio entra nel mondo dell’Informale che però nel suo caso non rinuncia mai completamente alla figurazione, anche laddove questa resta sottostante alla dissoluzione visiva, anche quando la stilizzazione è estremizzata per connettere in maniera più incisiva l’intuizione percettiva al titolo che funge da guida, o forse sarebbe meglio dire da suggerimento interpretativo.

Infatti in Green world è esattamente il titolo a guidare lo sguardo del fruitore verso un universo naturale che appare selvaggio e spontaneo, in cui il colore predominante è la sfumatura più rigogliosa del verde su cui spiccano dei rami sottili che evocano i tronchi degli alberi; eppure, indugiando con lo sguardo nei dettagli, emerge la presenza degli elementi materici rappresentati dalle linguette di apertura delle lattine, quasi a testimoniare il pericolo costituito da un inquinamento ambientale ormai andato fuori controllo. Ecco dunque che le linee sottili bianche, anziché un elemento connettivo tra il fogliame, costituiscono una sorta di rete che intrappola e avviluppa la natura disturbandone l’equilibrio esattamente come fa da sempre l’intervento dell’uomo con la sua superficiale noncuranza.

In Viaggio onirico l’atmosfera è delicata, la gamma cromatica è tenue, quasi la forte presenza della figurazione fosse necessaria a Franca Fabrizio per condurre lo sguardo in un mondo sognante a metà tra il ricordo e il desiderio di percorrere quelle strade, di trovarsi davanti ai palazzi apparentemente sospesi sopra un pavimento improbabile fatto di logica, costituita dai numeri, e di immaginazione rappresentata dall’informalità confusa degli elementi che vi si trovano. In questo dipinto la parte materica serve come interconnessione, quasi una porta magica, tra un visibile che può anche essere un ricordo nostalgico a cui aggrapparsi, e il caos di un presente da cui si potrebbe scegliere di alienarsi ogni qualvolta l’anima ne avvertisse il bisogno. Entrando attraverso quello strumento di connessione tra un prima e un dopo, tra il passato e il presente, tra il reale e l’immaginario, è possibile attraversare il confine tra ciò che l’interiorità desidera e ciò con cui è suo malgrado costretta a fare i conti.

In Donne sportive invece l’autrice mette in evidenza tutta la leggerezza, la poeticità e al contempo la determinazione di un mondo femminile che sa anche misurarsi con le sfide più fisiche, quelle in cui diviene necessario mettere da parte il lato fragile per mostrare la concentrazione verso l’obiettivo e il desiderio di giungere al risultato migliore. Su uno sfondo completamente rosa infatti spiccano atlete stilizzate impegnate a eseguire con attenzione i propri movimenti in cui appaiono più concentrate su se stesse che non sulla competitività, come se la sfida da vincere fosse quella sulle proprie possibilità, sulla propria capacità di attingere a una forza interiore che può condurle dove vogliono. Pertanto dal punto di vista filosofico emerge una seconda riflessione, quella attraverso la quale Franca Fabrizio incoraggia il mondo femminile a credere maggiormente nella propria forza interiore invece di lasciarsi frenare da paure, insicurezze e limitazioni che sopraggiungono dall’esterno o da convinzioni errate retaggio di una cultura ancora troppo legata al maschile.

Franca Fabrizio sta effettuando un interessante percorso artistico poiché oltre ad aver partecipato a mostre collettive in Italia, Francia, Austria, Belgio, Svizzera, Spagna, Norvegia, è stata inserita nell’edizione 2024 dell’Atlante dell’Arte Contemporanea Giunti in partnership con il Metropolitan Museum di New York e nell’edizione 2026 MoMa Edition, ed è stata selezionata per il Padiglione Guatemala della Biennale di Venezia 2026.

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