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Dicono di me

Critica alla mia opera Il vortice originario delle differenze esposta alla Triennale di Roma 2023

9 marzo 2025

Il Maestro Franca Fabrizio, nata in Umbria e di adozione valdostana, è stata attratta fin da bambina dai colori e dai pennelli, riconoscendo così come quello dell’arte sarebbe stato il suo percorso preferenziale per esprimere il suo Sé interiore. Le opere della Nostra sono state esposte di recente in Valle d’Aosta, nel capoluogo e a Saint-Vincent, nonché a Firenze, Roma, Noli e perfino a Vienna.

Raggiata voluta dalle lunghe braccia, senso generativo degli innumerevoli mondi, tale è il fulcro dell’opera il vortice originario delle differenze. Al di là da quello, variegati frammenti si frappongono tra i mari dalla densità lattea e materna – l’atmosfera che tutti, indistintamente, accoglie. Onde materiche che si infrangono, pittura astratta, linguaggio senza tempo che attraversa gli occhi, svela ogni brivido; raccolgono sul mantello le lacrime nascoste, le risa sotto il sole, trasformano le estemporanee sensazioni in puro sentimento. Pari ad ali solcate dal tocco della vernice, tridimensionali pennelli che il mondo dell’umanità trasforma in una saldante e duratura preghiera. Comune supporto è l’impaginato, il quale, al pari del geode agata, carpisce in sé molteplici minuti pianeti, ognuno brillante cristallo di una propria individualità. La forza concentrica li attrae e al contempo li crea, spirale le cui fauci trattengono e rilasciano. La sua aurea li cinge e li raccoglie. Attratti e generati da questo fulcro, gli elementi si lasciano trasportare dall’armonia, dal danzante moto tra presenza e assenza. Rappresentazione della vitale energia genitrice della materia e dello sviluppo biologico, il turbine della Nostra rievoca la scienza esatta, la serie numerica di Leonardo da Pisa reiteratamente indagata e riproposta da Mario Merz. Esistenza dalla forza potente, generosa e in continua espansione, la Natura si distende al ritmo della successione razionale di Fibonacci quale presenza primaria le cui leggi, brutali e sublimi, regolano ogni interazione sociale tra gli uomini. Contrariamente al collega milanese, il Maestro Franca Fabrizio non esplicita l’energia potenziale insita nel Creato, non la pone in evidenza con l’ausilio dell’artificiale e freddo neon, bensì col rischiarare pacato di gemme assemblate, non dimentica, nella contemporaneità, commista infine la moderna realtà della plastica e del manto acrilico. Il quarzo dalle nebulose conformazioni emerge così dal fondale, docilmente e al tempo stesso imperante. Limpido nell’essenza, seppure epurato da ogni cromia, irradia, dal suo regno, tutti i pigmenti nascosti dell’informe luce. La vita in ogni raggio in tal guisa s’infila, brillando, fieramente esalta le diversità che vorticano, senza rimpianto né soggezione, liberate finalmente dalla morsa del piatto conformismo cromatico. Spettro delle infinite possibilità di esistenza, il minerale raschia il chiarore del bianco, della Bontà infinita, per estrarre il sotterraneo e potenziale giacimento dei colori, fioritura di una novella primavera. Nel Rinascimento è dato così cogliere l’intensità racchiusa nella profondità emozionale attraverso la quale invitare l’astante a disgiungersi dal grigiore quotidiano e far infine brillare, ognuno, nel caldo abbraccio solare dell’equità: ciascun essere umano, par dire Franca Fabrizio, è una gemma, rara, preziosa e fulgente tra le pieghe della terra, che pretende la propria storia, fiammella scintillante nell’infinità: è nella varietà che ognuno trova un posto, il suo incomparabile contributo.