Vai al contenuto
Dicono di me

Critica alle mie opere sull’Atlante dell’arte contemporanea 2024 della Giunti editore presentato a Firenze, Roma e al Metropolitan Museum di New York nel maggio 2024

9 marzo 2025

Critica alle mie opere sull’Atlante dell’arte contemporanea 2024 della Giunti editore presentato a Firenze, Roma e al Metropolitan Museum di NEW York nel maggio 2024

Mia critica da: “Atlante dell’arte contemporanea 2024- Giunti editore

Franca Fabrizio è nata nel 1957 a Terni. Pittrice eclettica ed eterna sperimentatrice, nella sua produzione si nota una variegata poetica, sia da un punto di vista stilistico che di genere. Al fine di addentrarsi nella sua mente ove ogni opera combacia perfettamente con un’altra, è doveroso notare al contempo come i quadri possano essere raggruppati in alcune macro categorie, ognuna affine per concetto all’altra. Il primo gruppo può essere individuato in quello afferente alla rappresentazione umana, nella quale i personaggi, siano essi membri di una medesima famiglia oppure ripresi dall’ambiente dell’arte, della storia, della cultura di massa, finanche del circo e delle favole, convivono assieme senza attrito. Soprattutto per quanto concerne i primi, essi si mostrano quali composizioni affollate di elementi eterogenei. A titolo d’esempio citiamo family, eseguito nel 2023. Ivi i pensieri fluttuano e danzano sulla tela come farfalle multicolori, mescolandosi armoniosamente tra loro. Sono come frammenti di vita, ricordi, sogni e desideri che si materializzano in forme palpitanti. Il fulcro di tutta l’opera è però il messaggio scritto in lettere rosse su un nastro dorato “omnia unum”. Questa frase latina che significa tutto in uno simboleggia l’Unità che collega ogni esperienza umana. Nonostante le differenze di età, cultura e stati d’animo, parimenti ai soggetti dell’impaginato, noi tutti siamo uniti da una profonda connessione che ci rende parte di un’entità più grande. La frenesia che connota i pensieri illustrati è presente anche nei dipinti dei cavalli, visti come compagni sulla Terra degli uomini. Lo stile dei personaggi equini della Nostra riporta alla memoria quello del rinomato Aligi Sassu. Parimenti al Maestro di Milano, che tratta amorevolmente i cavalli della sua cara Sardegna, anche nelle opere di Fabrizio, che ambienta le scene in montagna ricordando le vedute dell’Umbria nonché quelle della sua regione d’elezione, la Valle d’Aosta, si palesa la forte connessione con il mondo animale. I soggetti sono dipinti con rapide pennellate e linee decise, dando loro un senso di dinamismo e velocità. In talune tele della Nostra, inoltre, la tavolozza si tinge di colori vivaci e contrastanti, che conferiscono ancora di più un aspetto vibrante ed emozionale. I cavalli sembrano quasi trasformarsi in pura energia e forza, evocando un senso di potenza e libertà. Il disegno non è del tutto realistico, appare difatti, riassuntivo, con tratti che accennano ai contorni decisi al fine di evocarne più la leggerezza spirituale che ogni singolo, minimo dettaglio. Questa caratterizzazione si nota anche nelle tele che riproducono paesaggi: accanto a vedute naturalistiche – che mostrano quindi l’abilità della Nostra anche in questo campo – vi sono caratterizzazioni della poetica più naif. Un esempio è visibile in vita in alpeggio, nella cui tela vengono illustrate insieme tutte le attività dell’esistenza semplice e faticosa della montagna, come il lavaggio dei panni in grandi bacinelle, la raccolta della legna da ardere, la produzione del latte e le varie azioni concernenti l’allevamento Quest’opera mostra la profonda conoscenza dell’ambiente nonché dell’esperienza umana e sentimentale del vivere a un passo da meraviglie naturali, doni che si stagliano attorno e sul fondale. Alture che, dal background, divengono anche protagoniste dei quadri, attentamente ascoltate e ritratte come entità vicine agli uomini eppure al tempo stesso distanti; scrive a tal proposito la Nostra ” la montagna, vive, palpita, ci accoglie, ci ispira e sembra osservarci da sempre”. Per tale ragione pone, nell’olio su tela spiriti della montagna, degli occhi che scrutano, umanizzando le rocce e dando loro quell’aura di saggezza che si muove con il continuum cosmico rappresentato, non a caso, attraverso la spatola, strumento la cui finalità è qui di enfatizzare la forza vitale che connota l’ambiente. Dai paesaggi ancora con accenni realistici si passa a quelli immaginifici come le fonti della saggezza”, un olio su cartoncino telato che trasmette il messaggio che soggiace dietro al lavoro tutto del Maestro di Terni. Sull’impaginato sono apposte numerose architetture, simbolo di un passato lontano vivificato dall’energia del tempo e della cultura. Rischiarati da un’illuminazione metafisica e, dunque, simbolica, questi monumenti greci e babilonesi convivono armoniosamente gli uni accanto agli altri, trattati attraverso uno stile che li rende pulsanti di vita. I contorni sono infatti sottolineati dalle tonalità accese che richiamano la poeticità dei lavori di Gino Rossi. Dall’eterogeneità delle visioni si genera la conoscenza: è questa la vera bandiera dell’operato di Franca Fabrizio, la quale, per tale ragione, rimarca più volte l’importanza da conferire alla Pace e al suo compagno, l’Amore. Notiamo ad esempio l’olio su tela esplosione di emozioni!(2023)la cui struttura gremita di fluttuanti essenze colorate solamente all’apparenza sembra mancare di una suddivisione logica, ma, in realtà, è il risultato di armoniche operazioni matematiche che danno l’idea delle regole cosmiche dalle quali ognuno è guidato. In questo caso, afferma la Nostra, “5” è l’Amore, il movimento, la famiglia, è la somma di “2” (numero femminile) con il “3” (numero maschile), enucleando così ogni messaggio delle opere precedenti e future. La resa bidimensionale del concetto cerca successivamente di accorciare le distanze con lo spazio dello spettatore e per tale ragione il vortice originario delle differenze è un rilievo. Al centro è impostato il turbinio attorno al quale i simboli matematici della differenza e dell’uguaglianza fluttuano assieme a lacerti solitari. L’unione, sembra suggerire Franca Fabrizio in ogni sua composizione, si trova proprio in questo: nell’accettazione e nell’apprezzamento delle unicità individuali, fonte di continuo e prezioso arricchimento.